E’ triste scrivere lontano da L’Aquila ed è triste sapere che tutto quello che prima era normale oggi non c’è più. Sono passati 9 giorni dal quel terribile 6 aprile…tutto sembra essersi fermato, intrappolato in una bolla di sapone che offusca i contorni e i colori. Sono stati giorni duri, pieni ansia,paura, disperazione. Abbiamo pianto amici,conoscenti, o semplicemente persone che, in quei dannati venti secondi sono stati più sfortunati di noi; Abbiamo visto la nostra città trasformarsi in un cumulo di macerie e polvere, abbiamo visto il nostro dolore sbattuto in prima pagina, noi che in un tg nazionale non ci sentivamo mai. Abbiamo vissuto il passaggio dal tutto al niente e per giorni siamo rimasti immobili,con le nostre lacrime e col nostro dolore. Raccogliamo ora i cocci del nostro passato chiedendoci se ci sia ‘colla’ in grado di riattaccarli.
Siamo noi il futuro della città, siamo noi il futuro dell’Aquila, noi tutti dobbiamo rimboccarci le maniche e ricominciare. Noi possiamo non solo ricostruire, ma rendere migliore quello che il terremoto ha distrutto, noi possiamo dare a chi verrà dopo una nuova città che, ferma nel suo passato, non ha paura di guardare al fututo. L’aquila è la nostra fenice e solo noi possiamo farla risorgere dalle proprie ceneri.
In tanti anni la città dell’Aquila è stata la nostra mamma e la nostra custode, noi non ci dimenticheremo di lei e non smetteremo di lottare fino a che non tornerà al suo splendore.
“Nec Recisa Recidit”
Giovanni



